Venezia76: J’accuse, di Roman Polanski

J'accuse di Roman Polanski

J’accuse – In concorso

Regia:Roman Polanski
Durata:132’
Lingua:francese
Paesi:Francia, Italia
Sceneggiatura:Robert Harris, Roman Polanski
Fotografia:Pawel Edelman
Montaggio:Hervé Deluze

J’accuse imposta un dibattito sui princìpi che hanno costituito il contesto storico di fine 800′.

Roman Polanski edifica un’opera caparbia e denudata di una qualsiasi tipologia di variazione d’impeto e di enfasi, il suo svolgimento magnetico elude e circonda lo spettatore.

La vicenda del capitano Dreyfus diviene quasi un pretesto per parlare di sé, oltre che della storia, si tratta del costante ritorno del passato, realtà con la quale il regista ha sempre dovuto (e voluto) fare i conti.

J’accuse è un film che presenta i classici e raffinati modi polanskiani di lavorare sugli spazi interni, li schiaccia e li soffoca sagacemente, lavorando di sottrazione e lasciando alla parola il compito di costruire lentamente la tensione (senza però farla mai esplodere) e di inghiottirlo.

La storia viene quindi resa mito, compressa in un dramma da camera che riflette sull’importanza della parola come meccanismo narrativo.
Questa componente discorsiva viene poi tradotta in immagine attraverso una sottomissione del digitale ed alla revisione (e alla copia) dell’originale (si vedano a tal proposito le scene processuali esplicitamente ispirate alle immagini di copertina del “petit journal”) , oltre al ripristino di un’iconografia abbondantemente tipizzata.

La macchina-cinema traduce bazinianamente le immagini originali in immagini cinematografiche, discutendone lo statuto e il senso all’interno della finzione audiovisiva, ponendo uno sguardo distaccato e inquieto su un presente (il nostro) sempre più caratterizzato da manipolazioni informative, casi irrisolti e forti intolleranze.

(Gabriele Plutino)