RNFF 17: Ira (Mauro Russo Rouge, 2018)

Una metropoli desolata e fatiscente, ambienti oscuri e glaciali, due protagonisti: lei, una prostituta, e lui, un ragazzo che lavora al mercato del pesce. Un contesto difficile, una vita che non regala soddisfazioni ma solo pericoli.

Mauro Russo Rouge è al suo terzo lungometraggio dopo “Censurado” e “Aberrante”: “Ira” però (come sostiene lo stesso Autore) rappresenta un’ evoluzione, un prodotto peculiare, e ciò si nota chiaramente vedendo il film. “Ira” è un film particolare, molto intrigante, e quasi un unicum nel panorama italiano contemporaneo: gli attori non sono professionisti, ma presi dalla strada, e la sceneggiatura è pressochè inesistente, così come la pre-produzione, perché il tutto è improvvisato, o meglio, naturale.

“Ira” ha quindi il grande pregio di essere un film autentico, vero. Il regista segue con un passo deciso, quasi ossessivo, ma allo stesso tempo mai invasivo o fastidioso, una storia che non può lasciare indifferenti, semplicemente perché rappresenta la vita, una vita allo sbando, una vita infelice e tragica, che può essere superata solo grazie all’amore e alla relazione d’affetto tra due solitudini simili e differenti allo stesso tempo.

Il film è di base una storia d’amore, che con uno stampo documentaristico e realistico, parla di problemi che affliggono la società di oggi, e specialmente i giovani di oggi, come l’incomunicabilità, la solitudine e la crisi esistenziale. Il film infatti si basa solo su dialoghi essenziali, e punta principalmente sul lato visivo e sonoro per descrivere una precisa condizione esistenziale di due giovani.

“Ira” è un film minimalista, non esagera da alcun punto di vista: poco più di 80 minuti di durata per una storia semplice, che sa cosa vuole dire e che lo dice. Altro pregio del film è proprio quello di non eccedere in ambizione: Mauro Russo Rouge è interessato ad uno spaccato di vita quotidiana in un contesto degradante e lo racconta.

Non sempre tutto è a fuoco e perfettamente bilanciato, ci sono delle imprecisioni e delle falle, nonché qualche leggero problema a livello tecnico (attenzione però, ciò è inevitabile e causato dal modo in cui il film è stato realizzato, ovvero come un “guerrilla movie”), ma “Ira” colpisce e convince, specialmente grazie alla bellissima colonna sonora e alla splendida fotografia diegetica che dona al film un’atmosfera intensa e opprimente, anche dovuta alle scenografie della città.

Mauro Russo Rouge si dimostra quindi all’altezza, e confeziona un film importante per il nostro Cinema perché peculiare e coraggioso. “Ira” è un’opera da considerare, da sostenere e, se possibile, godere in sala.

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