RNFF 17: Les Garçons sauvages (Bertrand Mandico, 2017)

Cinque adolescenti provenienti da famiglie ricche compiono una violenza atroce e imperdonabile contro la loro professoressa di letteratura. Vengono assolti, ma sono costretti ad intraprendere un viaggio in barca verso un’isola singolare, sotto la guida di un capitano severo.

“Les Garçons sauvages” è l’opera prima del regista francese Bertrand Mandico, già autore di molti cortometraggi. Fin da prologo è subito chiaro di non trovarsi di fronte ad un’opera che si vede tutti i giorni: il regista non è minimamente intenzionato a scendere a compromessi, ma è solamente interessato a mettere in scena una storia con uno stile originale e personale, per realizzare un film brillante e inusuale e trasmettere dei messaggi e delle sensazioni.

Mandico non si uniforma alla massa e alla maggior parte delle produzioni odierne, ma corre il rischio non piacere al grande pubblico pur di creare il suo universo, il suo mondo fantastico. Egli non gira in digitale, ma in super-16, e crea un film estemporaneo e alieno, una creatura mistica e mitica che avvolge i sensi e stupisce inquadratura dopo inquadratura.

Mandico dirige un film dall’impatto visivo fortissimo e potentissimo, che passa da un bianco e nero elegante e meraviglioso al colore saturo e sgargiante. Ogni scelta di montaggio è affine alla costruzione di un’opera eccezionale, caratterizzata da una regia vitale e d’impatto, che ha il pregio enorme di costruire dei quadri espressionisti, sensuali e visivamente ricchi.

L’autore francese affida il ruolo dei cinque protagonisti a delle attrici donne, eliminando ogni convenzione di genere e sottolineando la libertà espressiva di un film selvaggio. Anche le scenografie sono funzionali ad esprimere un determinato linguaggio e a veicolare il messaggio che vuole dare l’opera, la quale tratta di sessualità, moralità, giustizia, libertà, identità e giovinezza in maniera sorprendente e travolgente.

Creando un pastiche di riferimenti, da Vigo a Kubrick fino a Anger, Mandico non risulta mai forzato né cede al mero citazionismo. Perché “Les Garcons sauvages” è come un film d’avventura estremamente visionario, decisamente onirico. Sembra quasi di vivere un’allucinazione, ma una particolarmente suggestiva ed incantevole, quasi eccentrica ma mai irritante o fastidiosa.

Le soggettive, i ralenti, le dissolvenze, le riprese sbollate e decentrate: l’Autore francese si diverte, si sbizzarrisce, sperimenta. Con la sua espressiva eleganza e inventiva da la vita ad un film unico, e da la vita ai suoi personaggi, interessanti e ambigui, che vengono trasformati dall’isola sulla quale giungono nella seconda metà, a causa di una forza sconosciuta della stessa, simbolo della pansessualità e del corpo, della mutazione inevitabile.

Un film enigmatico, magnetico e difficilmente definibile, “Les garcons sauvages” è un esordio che promette molto bene e spinge Mandico nell’olimpo degli Autori che vanno tenuti d’occhio perché davanti a loro esiste un futuro (speriamo) radioso.

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