RNFF 17: The Wind (Emma Tammi, 2018)

Ambientato nei luoghi della frontiera Americana del diciannovesimo secolo, “The Wind” tratta di due giovani coniugi che vivono isolati, fuori dalla comunità. Un giorno, una nuova coppia si trasferisce vicino ai due, e iniziano ad accadere avvenimenti strani ed inquietanti.

Il film è l’esordio cinematografico della regista Emma Tammi, alle prese con un horror d’atmosfera, non un prodotto fortemente commerciale e basato sui clichè del cinema dell’orrore contemporaneo. “The Wind” ha infatti un ritmo cadenzato e piuttosto lento, proprio perché non è interessato solamente a spaventare (e a farlo in maniera semplicistica), ma punta principalmente a infondere un senso di inquietudine nello spettatore e a lanciare un messaggio.

Al centro del film abbiamo l’ambientazione, il suggestivo paesaggio di frontiera, che riesce perfettamente a metter in scena l’isolamento e il senso di impotenza che prova la protagonista. Sembra quasi un western il film della Tammi: campi lunghi sui prati estesi ed infiniti, buona cura nei costumi e nelle scenografie minimali e ottocentesche. La fotografia è il maggior pregio di “The Wind”, perché riesce a regalare delle immagini dal forte impatto visivo (sia nelle scene diurne che in quelle notturne) e a valorizzare ottimamente le locations.

La Tammi dimostra quindi una mano valida per quanto riguarda l’aspetto tecnico e visivo dell’opera, ma ciò non si può dire per ciò che concerne la sceneggiatura – a cura di Teresa Sutherland – e la regia stessa. Anche tenendo conto del fatto che è il film è un debutto, la regia è senza personalità e spesso eccessivamente sciatta, non riuscendo a donare al film una gran compattezza. La tensione spesso è assente, nonostante alcune scelte interessanti, una buona costruzione delle inquadrature e un paio di scene valide dal punto di vista horrorifico.

La sceneggiatura pecca purtroppo di vacuità e incoerenza: nonostante gli sforzi e le ambizioni non riesce a mettere in scena un discorso compiuto e completo. I personaggi non brillano di luce propria e non convincono fino in fondo a causa della mancanza di spessore e approfondimento psicologico. Lo svolgimento non presenta lacune a livello narrativo, ma manca di colpi di scena (che la regista crede di aver inserito) e di coinvolgimento emotivo a lungo termine. Un film che inizia e finisce senza che lasci il segno, senza che riesca a comunicare qualcosa di intrigante, ma che fa il suo dovere al minimo sindacale, raccontando una favola macabra in maniera semplicistica.

“The Wind” non ha un vero messaggio né una potenza interessante nello sguardo cinematografico, ma risulta solamente un prodotto ben confezionato ma dimenticabile e mediocre. Si punta troppo spesso sui sussulti improvvisi della colonna sonora e non sul vero e potenziale orrore, quello che inquieta e colpisce davvero. Nota di merito finale: l’attrice protagonista, Caitlin Gerard, molto brava.

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